Un tavolino all’aperto, il sole che scivola dietro i palazzi, un calice che luccica. L’idea è brindare, non pentirsi: scegliere con cura, senza perdere il gusto. L’aperitivo può essere un piccolo rito di benessere oltre che di socialità.

C’è chi arriva al bancone con lo stomaco vuoto e la paura di “rovinare la linea”. Succede. In mano ci sono scelte rapide, sul tavolo ci sono piattini che chiamano. Eppure non tutto passa da rinuncia e calcoli. Spesso basta spostare l’attenzione: meno quantità, più qualità nutrizionale.
Io ho un trucco semplice. Respiro, guardo il menu, ascolto la fame vera. Poi chiedo ghiaccio extra e una scorza di agrumi. Mi rallenta, profuma, mi ricorda perché sono lì: stare bene, non fare un test di resistenza.
La parte tecnica aiuta, senza diventare pedante. Un “drink standard” contiene circa 14 g di alcol, pari a ~100 kcal solo dall’alcol. Il resto lo fanno zuccheri e sciroppi. Un flute di spumante brut sta intorno alle 90–100 kcal. Uno Spritz varia tra 120 e 180 kcal. Un Negroni può superare le 200 kcal. I numeri non servono a spaventare, ma a dare contesto: più densità calorica, più velocità nel salire di glicemia e gonfiore.
Come scegliere il bicchiere giusto
La rotta è chiara: privilegiare alcolici secchi o drink analcolici puliti. Voglia di brindisi leggero? Un analcolico “adulto” evita lo zucchero facile: shrub di aceto e frutta diluito con soda, tè freddo non zuccherato con agrumi, pompelmo spremuto allungato (150 ml di succo hanno 12–15 g di zuccheri: diluire dimezza l’impatto). Ricorda: alternare un bicchiere d’acqua tra i calici cambia la serata più di quanto pensi.
Nota di salute: non esiste una soglia di alcol “sicura” per tutti. Se devi guidare, sei in gravidanza o assumi farmaci, resta sull’analcolico. In generale, fermarsi a un drink è una scelta prudente.
Stuzzichini che aiutano (davvero)
Il piatto fa la differenza. Punta su proteine magre e fibre per frenare il picco glicemico. La mia regola personale è 3–2–1: tre bocconi di verdure, due di proteine, uno di carbo integrale. Non è una legge scientifica, è un ritmo che mi tiene lucido e sazio.
Alla fine, l’aperitivo è un linguaggio. Dice chi siamo mentre scegliamo. Un sorso più asciutto, un piatto più colorato, una conversazione che rallenta. Immagina la luce che scende, la città che mormora, il tuo bicchiere che resta mezzo pieno il tempo giusto: quale gusto vuoi ricordare domani?