Due nomi che si rincorrono tra i vicoli e il lago: Alisya e Sara. Da una settimana il loro passo manca al paese, e il silenzio che segue ogni sirena sembra dire la stessa cosa: qualcuno sa, ma ancora non parla.
Da sette giorni la loro scomparsa tiene sveglia Civitella Alfedena. Le sorelle sono uscite dalla casa famiglia e non hanno più dato notizie. Le ricerche battono i boschi e la riva del Lago di Barrea. Gli investigatori passano al setaccio le telecamere in paese e lungo le strade vicine. Cercano un passaggio, un dettaglio, un volto. Intanto emergono alcune lettere alla madre. Le parole parlano di una fuga desiderata. Non basta, però, per chiudere il cerchio: ad oggi nessuna ipotesi è esclusa.
Cosa sappiamo finora
La struttura ha dato l’allarme subito. Le pattuglie hanno avviato il protocollo per gli scomparsi. Le squadre hanno controllato sentieri, sponde, casotti. Le analisi cercano orari, movimenti e direzioni. Le telecamere pubbliche aiutano a ricostruire i passaggi. Quelle private possono colmare vuoti. Non tutti i video sono già disponibili. I tempi tecnici contano.
Gli inquirenti valutano anche gli aiuti esterni. Qualcuno potrebbe averle accompagnate. Oppure no. Al momento non ci sono conferme su auto, fermate, contatti. Vale la pista dell’allontanamento volontario. Vale pure l’idea di un supporto logistico. Vale, con prudenza, ogni scenario compatibile con gli orari. Le lettere, reali o presunte, entrano nel fascicolo. Dicono motivazioni. Non chiariscono percorsi.
Nei casi come questo, le ricerche usano strumenti semplici e affidabili. Le unità cinofile lavorano sui punti di partenza. I droni termici coprono i tratti impervi nelle ore fredde. Le pattuglie verificano fermate bus e snodi locali. Si controllano celle telefoniche e movimenti digitali, se disponibili e autorizzati. Ogni tassello serve. Nessuno, da solo, basta.
La geografia delle ricerche
Il Parco Nazionale d’Abruzzo è bellissimo e duro. I boschi chiudono la vista. I sentieri cambiano ritmo con la pendenza. La notte scende in fretta, anche d’estate. Il Lago di Barrea è vicino al paese e attrae. È un lago artificiale, dal respiro ampio e lento. La riva alterna spiazzi e tratti ripidi. Chi conosce la zona sa che duecento metri qui valgono il doppio.
La comunità tiene gli occhi aperti. In borghi così piccoli ogni volto è noto. Un dettaglio fuori posto fa rumore. La gente segnala. Le forze dell’ordine filtrano. È un tempo sospeso: chi vive qui continua la giornata, ma ascolta i notiziari con una cura diversa. Il telefono resta sul tavolo, a schermo acceso.
C’è poi una domanda che rimbalza tra le case: perché due sorelle scelgono l’allontanamento? L’adolescenza spinge. La vita in struttura pesa. A volte basta un litigio. A volte serve un patto. Qui non ci sono certezze pubbliche. Non ci sono profili social ufficiali da cui trarre piste. Non ci sono messaggi verificati che dicano “siamo al sicuro”. Finché manca questo, il margine d’ansia resta alto.
Chi ha informazioni può chiamare il 112 o il 116000, il numero europeo per i minori scomparsi. È un gesto semplice. Può diventare decisivo.
Forse tutto si riduce a un’immagine: il lago che non fa onde e il bosco che trattiene il fiato. In quel silenzio, quante storie stanno aspettando di tornare a casa?