Paola Frassinetti a Tgcom24: Le Ragioni Dietro il Cambiamento della Maturità

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By webdeveloper

Giugno ha un suono inconfondibile: passi lenti fuori scuola, penne provate mille volte, la sensazione che tutto conti. In tv, Paola Frassinetti entra a Tgcom24 e mette ordine: la Maturità cambierà. Ma non è solo programma: è un’idea di scuola che si rimette a fuoco.

C’è un’Italia intera che si riconosce nell’Esame di Stato. Genitori che ricordano la notte prima, prof che ripassano tracce in sala docenti, studenti che incollano post‑it sopra la scrivania. In questo rituale, il messaggio di Frassinetti su Tgcom24 non suona come una rottura, ma come un invito alla chiarezza. L’orizzonte è netto: dare peso a ciò che conta, ridurre il rumore, misurare con criteri comprensibili.

Per ora, una cosa è certa. L’esame resta con due prove scritte e un colloquio orale. Il punteggio continua a essere su 100, con fino a 40 crediti scolastici accumulati nel triennio e 60 punti all’esame. La prima prova è italiano, la seconda dipende dall’indirizzo. Il colloquio deve mostrare collegamenti, padronanza del percorso, uso dei linguaggi disciplinari. Su questi pilastri si costruisce il resto.

Molti hanno chiesto: perché toccare un rito così consolidato? La risposta non arriva subito. Prima, Frassinetti mette sul tavolo gli obiettivi. Uniformità nazionale. Valutazioni trasparenti. Più peso alle competenze di base. Meno improvvisazione. Parole semplici, ambizione alta.

Cosa cambia davvero

Niente piroette burocratiche. Il cuore è la qualità delle competenze. Italiano torna a contare come palestra di pensiero: analisi del testo chiara, scrittura argomentativa pulita, uso consapevole delle fonti. Nella seconda prova, ogni indirizzo fa valere la propria identità. Un classico affronta una versione che chiede metodo e lessico. Uno scientifico lavora su problemi che intrecciano matematica e ragionamento. Un tecnico sviluppa un caso realistico, con dati e vincoli di progetto. Non una passerella di nozioni, ma compiti che simulano la realtà.

Per rendere il giudizio meno arbitrario, si rafforzano griglie di valutazione comuni e criteri espliciti. Più coerenza tra scuole diverse, più tutela per gli studenti. Anche la commissione d’esame viene letta in questa chiave: presidio di equilibrio tra chi conosce il candidato e chi garantisce omogeneità. Su alcune composizioni e passaggi operativi il Ministero pubblicherà, come ogni anno, le ordinanze: qui non ci sono ancora numeri definitivi, ed è giusto dirlo.

Perché adesso

Il perché arriva a metà, quando la cronaca incontra i dati. Ogni giugno oltre mezzo milione di ragazzi siede ai banchi: nel 2024 il Ministero ha contato più di 500 mila candidati. Con numeri così, servono regole limpide. Frassinetti lega il cambiamento a tre parole: merito, equità, responsabilità. Merito come riconoscimento di un percorso, non come gara. Equità come comparabilità delle prove, da Bolzano a Ragusa. Responsabilità come messaggio culturale: studiare serve, e si vede.

Esempi pratici? Nelle tracce di italiano, richieste serrate ma accessibili: comprensione accurata, scrittura pulita, citazioni non decorative. Nelle prove di indirizzo, meno artificio, più realismo: tabelle da leggere, ipotesi da discutere, scelte da motivare. Al colloquio, niente maratone: argomenti centrati, collegamenti pertinenti, eventuali esperienze come i PCTO valorizzate se danno competenze. È un esame che chiede di saper fare, non di saper dire.

Dietro c’è anche un gesto educativo. Molti docenti raccontano che i ragazzi migliorano quando le consegne sono nitide e le attese misurabili. Un’aula di quinta, una mattina di maggio: sulla LIM, una rubrica semplice con quattro voci — contenuto, struttura, lessico, argomentazione. Nessuno si perde. Tutti capiscono dove crescere.

Il resto lo farà il tempo. Alcuni dettagli applicativi verranno fissati con i testi ufficiali; conviene attendere quei documenti prima di dare per scontato ciò che non lo è. Intanto, l’idea è sul tavolo. Maturità come patto chiaro tra scuola e Paese. Ci riconosciamo in questo patto? O abbiamo ancora bisogno di un po’ di caos per sentirci vivi, la notte prima degli esami, quando la città dorme e le parole cercano posto sulla pagina?