Cammino per Jimbochō, il quartiere delle librerie di Tokyo. Le vetrine disegnano costellazioni di copertine, i caffè sussurrano storie. A Firenze, entro al Museo Casa di Dante e poi al Gabinetto Vieusseux, dove i lettori si danno il cambio da due secoli. Qui capisco che il filo rosso è uno solo: i libri come mappe. E i viaggi come letture all’aria aperta.

Tra Tokyo e Firenze
Tokyo offre un ecosistema unico: librerie specializzate, case editrici, quartieri che ispirano autori. Jimbochō è un porto sicuro per chi cerca testi rari, guide d’epoca, zine. Firenze risponde con il suo canone vivo: le vie dantesche, la Biblioteca Nazionale, i festival come La città dei lettori. È un invito a camminare piano, a trasformare le pagine in passi.
Fin qui, suggestioni. A metà strada entra il dato. Il mercato del turismo letterario cresce. Secondo stime di settore diffuse nel 2024, ha raggiunto circa 2,4 miliardi di dollari lo scorso anno, con proiezioni verso 3,3 miliardi entro il 2034. Le metodologie variano e non esiste ancora un quadro univoco: è giusto tenerlo a mente. Però i segnali convergono. Basti pensare alle oltre 200 mila presenze del Salone Internazionale del Libro di Torino nel 2024 (dati organizzatori), o alla rete delle Città della Letteratura UNESCO, che da Edimburgo a Québec programmano residenze, tour e studi di impatto culturale.
Il Club del Libro Itinerante
Dentro a questo scenario nasce un formato agile: il club del libro itinerante. Non è un tour guidato tradizionale. È un gruppo che legge insieme un testo e lo attraversa: capitoli in treno, note a margine in piazza, una pagina sottolineata davanti a un portone che il romanzo ha reso familiare.
Come funziona, in pratica:
- Piccolo è meglio: 12–16 lettori, per ascoltarsi e non pesare sui luoghi.
- Quattro tappe, una al mese: Tokyo (Jimbochō), Kyoto (passeggiata tra templi e haiku), Firenze (Casa di Dante e Oltrarno), Certaldo per Boccaccio. Se mancano dati certi su un luogo citato dal libro, si dichiara e si opta per un’interpretazione responsabile del percorso.
- Mobilità dolce: treni e cammini urbani. Niente megafoni, niente pullman in centri storici. Diverse città europee introducono misure contro l’overtourism: un club leggero è anche una scelta etica.
- Curatela editoriale: un titolo guida, due testi di contesto, una mappa con citazioni. Le esperienze immersive reggono se sono documentate.
- Accortezze legali: assicurazione di responsabilità civile, permessi per letture ad alta voce in spazi museali, privacy per foto del gruppo.
Strumenti digitali? Pochi ma buoni. Una newsletter per il ritmo, una playlist, magari una mappa con QR che apre estratti e note storiche. L’obiettivo non è gamificare, ma dare profondità senza interrompere il passo.
C’è anche un ritorno economico locale. Un club così porta lavoro a guide letterarie, librerie indipendenti, piccole strutture ricettive. Nel linguaggio dei viaggi culturali: filiere corte, qualità, stagionalità. Nel linguaggio dei lettori: comunità.
Alla fine, resta un gesto semplice. Chiudi il libro su una panchina di Santa Croce. Il rumore è lieve, la luce cambia. La storia finisce o continua nei tuoi passi? Forse il prossimo capitolo è solo una svolta di strada più in là.